domenica 20 dicembre 2009
Old Europe vs Modern Europe
mercoledì 19 agosto 2009
Nazionalismo
Quanti si sono spacciati per nazionalisti col fine di avere una copertura, un finto scopo nobile sotto il quale nascondere i propri interessi. Quanti si sono guadagnati il favore del popolo farneticando di patriottismo per condurre a guerre di interesse (di pochi), per approvare costituzioni disastrose, per dirigere la patria verso una strada di vuoto benessere, di consumo ed economia, dimenticando l’aspetto fondamentale del patriottismo: l’amore per la Patria.
Patria, la terra dei padri, alla quale bisognerebbe dedicare un’intera vita di sacrifici e una fulminea onorevole morte.
Ma tutto questo ha perso ogni senso oggi: i valori in voga sono la comprensione, la carità, la tolleranza, il politicamente corretto, l’opportunismo, l’individualismo. Dove sono finiti la dignità, l’onore, la fede, la dedizione, la fedeltà, la coerenza, la disciplina, la perseveranza.
«Noi ora testimonieremo a tutti voi l’esistenza di un valore più alto del rispetto per la vita. Questo valore non è la libertà, non è la democrazia. È il Giappone. Il Paese della nostra amata storia, delle nostre tradizioni: il Giappone». Sono le ultime parole di Yukio Mishima, pronunciate poco prima di praticare il seppuku, il tradizionale rituale di suicidio Samurai.
In queste parole si rivela la sintesi del Nazionalismo, il fedele amore per la Nazione, nel momento di minor tensione come in quello più tragico, nella felicità come nello sconforto. Non esistono confini né materiali né psicologici per tale sentimento. Nemmeno la morte lo può sopprimere, ma spesso ne esalta lo spirito eroico.
È quindi preciso dovere di tutti essere Patrioti, così come fare il possibile affinché altri si uniscano alla causa, prima che sia troppo tardi per reagire. La nostra è una battaglia contro il tempo, che con noi non è di certo galantuomo. È questa l’ora di radunare le ultime forze per prepararsi a una resistenza Patriottica che, se non vittoriosa, sarà certamente degna e gloriosa.
Doge
martedì 7 luglio 2009
Concezione Völkisch
Völkische Weltanschauung
Per una Concezione Völkisch del Mondo
Genesi, Mito, Fenomenologia ed Etica del Nazionalismo Etnico

Federico Prati
Effepi Edizioni, Collana “ Effepi - Prove - 11”
Giugno 2009, pagg. 200, Euro 22,00.
Il Libro - Nel libro, interamente dedicato all’aspetto metapolitico, mistico-spirituale, filosofico e trascendentale precipuo del pensiero völkisch e del nazionalismo etnico, l'autore analizza ed espone esaustivamente l'atavico e trascendentale significato legato al Blutmythos; il testo assume così il ruolo di opera-base e d’indispensabile riferimento per ogni tipo di riflessione ideologica e di affermazione mistico-filosofica connessa alla fenomenologia dell’etnonazionalismo völkisch. Il Mito del Sangue rappresenta, per l’autore, l’ancestrale nucleo biologico-razziale ed animico-spirituale da cui sono scaturiti e sorti dapprima il concetto völkisch e in seguito quello etnonazionalista. Il libro, ricco di documenti mai pubblicati in Italia, s’inserisce nel filone della Blut- und Bodenphilosophie. Le mistiche nozioni di Volk, di Sippen, di völkische Staat e di Blutmythos vengono ridefinite, raffinate, perfezionate, sviluppate e attualizzate dall’autore, che, con questa sua sesta e notevole opera sull’etnonazionalismo e sul pensiero völkisch, si pone, di fatto, come punto di riferimento, quale ideologo-fondatore di una nuova, ed allo stesso tempo, antichissima Idea, quello del nazionalismo etnico, “arricchito” e “corroborato” dall’unione con il pensiero völkisch. Un’Idea-guida, un punto di riferimento indispensabile, per tutti quei sinceri patrioti europei che non accettano e non vogliono accettare supinamente la distruzione delle proprie Heimat ad opera del mondialismo multirazziale e della globalizzazione omologante e totalizzante.
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lunedì 4 maggio 2009
Schiavi Felici
Il fatto che attualmente i governi delle nazioni dell’occidente siano di stampo democratico non vuol dire assolutamente che i cittadini di tali stati siano liberi. Tutt’altro, le nostre azioni sono più controllate e i nostri pensieri più plasmati che in qualsiasi altra epoca storica o zona del mondo.
Forti delle innovazioni nel campo della comunicazione di massa, i burattinai dei nostri tempi non solo riescono a esercitare senza molti ostacoli la loro influenza su milioni di persone, ma fanno anche in modo che queste ultime siano convinte di essere pienamente libere di agire secondo la propria volontà.
Fin’ora potrei aver parlato sulla base di miei ipotetiche convinzioni complottistiche, ma ciò che dico è una limpida deduzione derivante dall’osservazione della realtà quotidiana dell’influenzamento delle masse.
Per rendere più chiaro il discorso farò alcuni esempi tanto banali quanto efficaci.
Immaginiamo di fermare 100 persone a caso sulla strada di una metropoli europea nell’ora di punta e di chiedere a ognuno dei soggetti di scrivere un elenco delle 10 canzoni che preferiscono. Al momento di confrontare le liste ci accorgeremmo subito che alcuni titoli tornano più volte; controllando scopriremmo che queste canzoni altro non sono che il tormentone del momento, il brano in cima alla top ten della settimana, il ritornello più trasmesso in radio, ecc.
È la sfrenata ricerca del conformismo, ma c’è qualcosa di più terribile dietro: tu pensi di ascoltare la musica che vuoi e invece stai ascoltando quello che decidono le classifiche di MTV e il pubblico di “Amici”.
Passando ad un altro ambito, si nota di frequente come i media, in particolare telegiornali e quotidiani, facciano emergere le questioni “a periodi”: c’è la settimana del Tibet oppresso, quella della droga, degli incidenti stradali, delle baby gang, e così via.
Bene, ora prendiamo le 100 persone di prima e domandiamogli quel è secondo loro il problema principale della nostra società. Che risposte otterremo? Avremo una risposta quasi unanime in base alla “settimana” di influenza dei media!
Di esempi ce ne sarebbero altri, ma a me interessava solo dare un’idea delle possibilità di controllo mentale che esistono in una società che appare libera agli occhi dei più.
Fate caso ai dettagli le prossime volte, vi accorgerete che attaccati a noi ci sono milioni di sottilissimi fili che solo chi vede e riconosce è in grado di spezzare.
La via per la vera libertà parte dalle piccole cose, non dare occasione a nessuno di fare di te un burattino.
Doge
lunedì 16 marzo 2009
Lombardia e Veneto
LOMBARDIA
Composizione:
- Piemonte orientale (Alessandria, Asti, Vercelli, Novara, Biella, Verbania)
- Canton Ticino
- Ovest Trentino (a ovest del fiume Adige)
- Poschiavo, Val Bregaglia e Val Meso (parte del Canton Grigioni)
- Emilia (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena).
VENETO
Composizione:
- Veneto ufficiale
- Est Trentino (a est del fiume Adige)
- Friuli - Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine)
- Istria e Dalmazia.
lunedì 12 gennaio 2009
Sull' uguaglianza
Riflessioni sul concetto di uguaglianza
Breve riflessione per un'iniziaitva scolastica, da fare in 20 righe di protocollo:
Uno Stato o una società che si basi sull’uguaglianza è destinata a perire, poiché così impone la Natura. Uguagliare due cose, persone o elementi diversi, infatti, significa appiattire le differenze che esistono tra essi, eliminando quella varietà che è la ricchezza del mondo. Riprendendo l’americano David Lane, uguaglianza significa “far correre un cavallo da soma velocemente quanto uno da corsa” o “fare in modo che un cavallo da corsa sia in grado di tirare con una forza uguale a quella di un cavallo da soma”, nel primo caso bisogna rallentare il cavallo da corsa, nel secondo è necessario indebolire quello da soma. Ma ciò che accade in entrambi i casi è che il punto di forza viene distrutto per fare spazio all’uguaglianza. La medesima situazione si verifica in una società di uomini in cui si impone tale concetto: cioè la distruzione dell’eccellenza.
Doge
venerdì 9 gennaio 2009
Modello di Aristocrazia Elettiva
L'intervento non è definitivo ma lo modificherò continuamente per migliorarlo. Tutti i suggerimenti potete lasciarli nei commenti.
_ INTRO:
Ho schematizzato l’organizzazione del governo secondo me ideale per una società. Ho messo insieme diverse componenti dell’Aristocrazia, dell’Etno-federalismo e della Democrazia rappresentativa (in quest’ultima negando comunque il suffragio universale e il diritto di suolo). Per capire meglio basta pensare allo Stato come la zona Lombardo-Veneta e ipotizzare che i Land corrispondano all’incirca alle attuali province.
_ PREMESSE:
* E’ definito “Cittadino dello Stato” quell’individuo Ario che è nato e vissuto all’interno dello Stato, che ha almeno un genitore appartenente per diritto di sangue allo Stato stesso e ha cultura (lingua compresa) conforme a quella dello Stato.
* E’ definito “Cittadino del Land” il Cittadino dello Stato che è nato e vissuto all’interno del Land e ha cultura (lingua compresa) conforme a quella del Land.
Le parti di testo in parentesi quadra sono esempi per semplificare.
_ ELETTI:
1) Un tot. di rappresentanti per tutti i Land (in base al numero di popolazione votante di ogni Land) [es. 100]
2) Un tot. di rappresentanti per lo Stato (1/5 del totale dei rappresentanti dei Land) [es. 20].
Requisiti – doveri in comune:
- Limite sulla proprietà
- Attività governativa è considerata un vero e proprio lavoro
- Avere più di 30 anni
- Essere cittadini dello Stato (inoltre i genitori e i nonni devono essere entrambi cittadini dello Stato)
- Reddito pari al salario medio dei Cittadini dello Stato
- Controllo sullo stile di vita
- Trascorrere 6/7 giorni all’interno dello Stato (eccetto incarichi esteri).
Requisiti – doveri aggiuntivi del gruppo 1:
- Trascorrere 2/7 giorni all’interno del Land.
- Essere cittadini del Land.
Tolgono diritto politico passivo:
- Furti (1anno - 10 anni)
- Truffa (10 anni – definitivo)
- Tradimento (definitivo)
- Omicidio volontario (20 anni – definitivo)
- Usura (definitivo)
- Corruzione (definitivo)
- Sfruttamento (10 anni – definitivo).
- Reati minori (1 anno - 5 anni.
_ ELETTORI:
Requisiti – doveri:
- Avere più di 20 anni
- Essere cittadini dello Stato per eleggere i rappresentanti dello Stato
- Essere cittadini del Land per eleggere i rappresentanti del Land
- Aver superato il test:
1) Geografia dello Stato e degli Stati confinanti
2) Storia e storia dello Stato
3) Lingua dello Stato e/o del Land
4) Cultura generale dello Stato /oe del Land
5) Situazione attuale dello Stato
6) Politica Estera.
Test effettuabile dai 20 anni in su; è possibile ripeterlo ogni 3 anni; da rinnovare obbligatoriamente ogni 20 anni; lo Stato può chiedere straordinariamente un accertamento del test in qualsiasi momento.
Tolgono diritto politico passivo:
- Furti (1 anno - 10 anni)
- Truffa (10 anni – 20 anni)
- Tradimento (definitivo)
- Omicidio volontario (20 anni – definitivo)
- Usura (definitivo)
- Corruzione (15 anni - definitivo)
- Sfruttamento (10 anni – definitivo).
Diritti:
- Eleggere i rappresentanti del Land e/o dello Stato
- Possibilità di sostituire un eletto raccogliendo firme (numero firme = 3/5 dei voti che hanno eletto il rappresentante), dopo di chè ogni cittadino con diritto di voto può scegliere un candidato che lo sostituisca.
- Voto nei possibili referendum
- Voto per le questioni amministrative riguardanti lo specifico Land (per i cittadini del Land).
_ FASE POLITICA:
Quando il Parlamento vota decide la maggioranza (almeno 2/3 del parlamento deve votare per approvare una proposta). Le votazioni del parlamento sono pubbliche.
Il Parlamento ha il potere di emanare leggi senza restrizioni da parte di altre istituzioni.
Chi presiede al Parlamento viene eletto da tutti i rappresentanti (dello Stato e dei Land) [es. 120]
A) Questioni riguardanti il singolo Land o più Land, (se i rappresentanti del Land sono meno di quelli dello Stato [cioè 20]) votano:
- Rappresentanti del Land [es. 6]
- Rappresentanti dello Stato in numero pari a quello del Land [es. 6]
B) Questioni riguardanti il singolo Land o più Land, (se i rappresentanti del Land sono più di quelli dello Stato [cioè più di 20]) votano:
- Rappresentanti dei Land [es. 32]
- Rappresentanti dello [es. 20]
C) Questioni riguardanti lo Stato e la politica estera, votano:
- Rappresentanti dei Land [es. 100]
- Rappresentanti dello Stato.[es. 20]
Vengono eletti un tot. di giudici rappresentanti i vari Land, il cui numero è determinato in base al numero di popolazione effettiva di ogni Land. I “requisiti – doveri” dei giudici sono uguali a quelli degli eletti.
Elezione dei giudici, votano:
- Rappresentanti dei Land.
* Elezioni ogni 3 anni.
* Non c’è un numero limite di candidature.
Doge
domenica 4 gennaio 2009
Questione immigrazione
A chi usa questa tesi per giustificare e promuovere l’immigrazione extraeuropea rispondo con alcune semplici argomentazioni.
Innanzitutto i “lavori duri” in questione sono lavori che i nostri popoli europei da grandi lavoratori hanno sempre svolto nei secoli passati. Come mai allora c’è bisogno di importare qualcun altro che li faccia per noi? Molti risponderebbero che non vogliamo più farli noi. Io rispondo che è la società egualitarista e progressista in cui viviamo la vera colpevole di questo cambio di rotta. Mi spiego: in questa società dove tutti siamo uguali nessuno svolge più i ruoli che svolgeva una volta. Le donne sono uguali agli uomini, i contadini e gli operai uguali agli imprenditori e ai dottori eccetera. L’antico equilibrio è stato spezzato senza però che ce ne fosse un altro a sostituirlo. E’ il grandissimo limite del progresso, davanti al quale bisognerebbe fermarsi e pensare se si sta procedendo nella direzione giusta. E cambiare rotta superando un’“abitudine progressista” non è impossibile, basta solo pensare a come si faceva prima senza di essa, visto che si viveva comunque nell’armonia: i contadini passavano il terreno ai figli, i fabbri tramandavano ai figli l’arte del mestiere, ecc.
Un’altra tesi insensata usata dagli immigrazionisti riguarda il fenomeno del calo demografico: ci sono meno nascite, quindi c’è bisogno di più lavoratori, di conseguenza si importano immigrati. Evidentemente sono troppo limitati per capire che ormai questo fenomeno è causato dall’immigrazione stessa.
E se ciò non bastasse a convincere i più decisi immigrazionisti, è bene che questi si pongano una domanda davanti alla loro coscienza: vale veramente la pena di distruggere la nostra Civiltà, contaminare la nostra Stirpe e mettere fine alla nostra Storia solo per la nostra pigrizia, per dei nostri piccoli capricci? La domanda è retorica e merita una riflessione personale approfondita. Sarebbe, per fare un paragone, come dover scegliere se vivere una settimana di felicità e spensieratezza senza lavorare o una vita di fatiche e difficoltà, ma consapevoli che il proprio lavoro è parte di un progetto che è iniziato prima di noi e che noi abbiamo il dovere di portare avanti.
Proviamo solo a pensare a cosa sarebbe successo se i nostri Avi avessero fatto come noi facciamo ora, se ognuno avesse pensato esclusivamente ai propri interessi; pensiamo per esempio ad un’Europa senza Lepanto, senza l’Assedio di Vienna, senza Waterloo. Noi non esisteremmo, la nostra Civiltà nemmeno.
Nella nostra storia più recente abbiamo esempi di colonialismo che hanno portato alla tratta degli schiavi. Erano forse più felici quei popoli d’Europa che importavano schiavi dall’Africa per fare i “lavori duri”? Hanno forse prodotto generazioni solide e nobili gli spagnoli che nel XVII secolo vivevano della rendita degli schiavi nelle colonie? No, al contrario si sono indeboliti e hanno rischiato di soccombere. Historia magistra vitae, la stessa cosa succederà a noi, con l’unica differenza che per noi la sconfitta sarà certa e sarà per sempre.
Ai popoli d’Europa non resta che riunirsi sotto un’unica grande bandiera, trovare la forza per superare anche questo momento difficile solo con i propri mezzi, e tornare all’antico Spirito che ha reso fino ad oggi l’Europa intramontabile. Noi siamo parte dell’Europa, siamo artefici della Storia. Sta quindi solo a noi, europei del XXI secolo, cedere alla pigrizia e alle soluzioni più facili, e quindi inevitabilmente soccombere, o scegliere l’atavica via dell’orgoglio, della preservazione e del lavoro: cioè garantire un futuro ai nostri discendenti.
Doge
sabato 6 dicembre 2008
Sul Tempo
Fin dall‘antichità il tempo, il susseguirsi delle stagioni e degli anni, scandiva la vita dell’uomo.
Ora l’uomo moderno sembra non aver più bisogno di esso, anzi spesso lo spreca, lo considera come nemico, o talvolta, non ne comprende l’importanza. Ne ha perciò una visione fortemente distorta.
Infatti un tempo l’uomo viveva in tre dimensioni temporali complementari, tutte e tre distinte e indispensabili: passato, presente e futuro.
Dal passato si traevano gli esempi, i modelli, i valori, le tradizioni, lo stile di vita: perché tutto ciò che abbiamo e viviamo nel presente è dovuto a chi, prima di noi, l’ha ottenuto.
Il presente è il vivere attuale, che deve essere fonte di piacere e soddisfazioni, ma non deve essere fine a se stesso; è l’anello di congiunzione tra passato e futuro, ciò che permette alla storia e all’umanità di proseguire.
Tutto in previsione e in vista del futuro, che può essere definito il fine ultimo della vita.
Invece la degenerazione del mondo progressista moderno sovverte queste leggi, più dettate dalla Natura che dall’arbitrarietà dell’uomo, e altera l’equilibrio che esiste tra le tre dimensioni.
Il motto più in voga in questi tempi è “the future is now” cioè il futuro è ora. Ma se il futuro è ora significa che non esiste un domani, e non esisterà veramente un domani se gli uomini continueranno ad applicare questa malata filosofia.
Questo stile di vita ha trovato terreno fertile nel materialismo moderno: l’uomo è infatti attratto dal “vivere il momento”, godersi il presente senza fare calcoli sul futuro. La chiamano vita, quella presente, ma non è che un terzo di essa, poiché la vita è il risultato delle tre dimensioni temporali.
E’ quindi arroganza essere certi che sia sufficiente il presente, limitatezza ritenere che non valga la pena di conoscere il passato, irresponsabilità non considerare il futuro.
Solo tornando a esaminare a fondo la questione l’uomo potrà trovare il vero senso della vita: scoprire che siamo sì infinitamente piccoli nell’universo, ma anche estremamente preziosi in questo mondo in quanto anello di congiunzione tra passato e futuro.
Doge
sabato 4 ottobre 2008
Modern Europe vs Ancient Europe
Differences beetween Modern and Ancient Europe
mercoledì 27 agosto 2008
Odiare per amare
Qual è lo scopo della vita? È fondamentalmente la realizzazione di sé stessi. E il modo di realizzare sé stessi sta nella combinazione tra amore e odio, che nell’uomo superiore tende sempre verso il perfetto bilanciamento.
Il primo spunto di bilanciamento ci viene offerto dalla Natura, che ci insegna a odiare ciò che è alieno e nemico, o rappresenta una minaccia; mentre per istinto ci fa amare ciò che è più vicino a noi, al nostro modo di essere, vivere e pensare.
Per semplificare ho individuato tre principali tipi di odio.
Il primo tipo è l’odio che ha il solo fine di danneggiare, distruggere e di infondere altro odio. È l’odio malvagio e insensato, tendente al caos e creato dal caos. L’odio che contraddistingue gli esseri inferiori, subdoli e nemmeno paragonabili alle bestie.
Ed è ugualmente inferiore l’odio in nome della prepotenza e a danno del più debole e indifeso, preso di mira solamente in quanto tale.
L’odio può essere anche dettato dall’ira. È questo un odio che bene o male tocca tutti. Mentre l’uomo superiore lo sa generalmente tenere a bada, imponendo il suo autocontrollo, quello d’animo più debole si fa spesso sopraffare dall’odio collerico, che è un odio casuale e irrazionale, di durata temporanea estremamente limitata ma che in pochi istanti può sprigionare una concentrazione di forza immensa e spesso distruttrice e negativa.
Infine c’è “l’odio positivo”. Quello che, giustamente calibrato, permette la realizzazione dell’uomo. Ciò che lo contraddistingue è la razionalità e la coerenza. Un odio mirato, definito da David Lane come “puro e perfetto”. Solo pochi riescono a provare questo tipo di odio, e non verso l’inferiore, il quale merita soltanto un distaccato disprezzo, ma verso chi, superiore o uguale ad essi, si dimostra un nemico del loro modo di vivere, o addirittura un pericolo per la loro stessa esistenza.
Anche l’odio razziale deve essere di tipo “positivo”. Citando David Lane: “Non è costruttivo odiare gli appartenenti ad altre razze e neppure coloro che fanno parte di razze miste. […] Di contro, è necessario che una persona odi con odio puro e perfetto quelli della sua stessa razza che commettano un tradimento contro la propria specie o nazione” (“Gli 88 precetti”, precetto 27).
L’amore è un sentimento opposto all’odio, e in quanto tale deve essere coerentemente indirizzato verso l’opposto di ciò che odiamo. Questo è quello che fa l’uomo di nobile spirito ed è questo che lo porta a raggiungere un Amore che altri non possono neppure immaginare. Ad esempio l’amore verso la propria sfera di appartenenza (famiglia, stirpe, nazione, comunità) può essere puro se, e solo se, sostenuto da un’altrettanto forte odio verso il nemico della famiglia, stirpe, comunità o nazione.
Gli appartenenti alla prima categoria, quella dell’odio malvagio, non provano nessun tipo di amore, fatta eccezione per l’”amore” per il caos, termine che necessita di virgolette perché è più propriamente definibile come ”soddisfazione diabolica e perversa”.
È invece proprio del debole e dell’insicuro l’amore incondizionato verso tutti, tendenza tipica di ambienti quali il cristianesimo. L’amore incondizionato è ciò che di più pericoloso esista, senza contare che, in mancanza di un corretto bilanciamento amore-odio, il sentimento provato non raggiunge nemmeno lontanamente l’Amore dell’uomo d’animo superiore.
Quindi anche qui il termine amore è puramente convenzionale, si tratta in realtà di una “ricerca di pietà” che maschera spesso debolezza interiore ed è promossa e burattinata dai servi del Caos. Viene di fatto promessa una ricompensa nell’aldilà in cambio della completa rassegnazione alla droga dell’amore incondizionato e dell’abbandono delle proprie difese contro i nemici di questa vita.
Quello detto fin ora si può riassumere in una sola frase: Solo chi sa perfettamente e razionalmente odiare può amare veramente.
Doge
giovedì 10 luglio 2008
Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch
Filosofia, Dottrina e Mistica
dell’Etnonazionalismo Völkisch
Contributi alla riflessione e all’analisi
Federico Prati - Silvano Lorenzoni
Effepi Edizioni, Giugno 2008, pagg. 200
Euro 22,00 - Edizione Normale
Euro 30,00 - Edizione in carta di Pregio numerata con le rune
Note Alla Presente Edizione - Di questa edizione sono stati stampati 24 esemplari contrassegnati a mano con le lettere dell’alfabeto runico protogermanico destinati unicamente ai Soci e ai simpatizzanti di Identità e Tradizione che si sono maggiormente contraddistinti per la loro opera di diffusione e divulgazione del Pensiero Etnonazionalista Völkisch.
Il Libro – E’ indispensabile e doveroso, in un’epoca come l’attuale che disprezza profondamente ogni distinzione qualitativa, fornire i fondamenti filosofici e dottrinari per capire e comprendere appieno l’azione metapolitica intrapresa dall’Etnonazionalismo Völkisch. E’, infatti, profondo convincimento degli autori che, qualsiasi azione politico-culturale che abbia come meta finale la piena salvaguardia d’una ben determinata e specifica Blutsgemeinschaft, non possa assolutamente prescindere dalla necessità di ri-destare nei Popoli Europei l’ancestrale Volksgesit indogermanico, al fine di conferire nuovamente ad essi quell’essenza smarrita e così importante che è la facoltà e la volontà d’essere se stessi. I nostri Popoli debbono ri-acquistare quell’aspetto spirituale, quei profondi legami decretati dalle più remote forze naturali del Sangue e della Stirpe, che identificano un uomo, prima che come singolo soggetto, come discendente di un determinato Volk e come appartenente ad una specifica Comunità etnica. Solo allora, dopo aver ribadito la priorità di quei valori che nel Sangue, nel Suolo, nelle più ataviche vigorie della Razza hanno la loro mistica Origine, si potranno rinvenire le possenti forze che giacciono nel più profondo dell’anima dei Popoli Europei e che vanno nel senso della volontà di ritornare finalmente padroni della propria Terra. Ed è con questo quinto e nuovo testo, ricco di analisi e di documenti inediti, che gli autori intendono, oltre che onorare il quinto anniversario della costituzione dell’Associazione Identità e Tradizione, fornire una summa dottrinaria, dogmatica e filosofica inerente all’Idea Etnonazionalista Völkisch.
Dal Testo – “A cinque anni dalla fondazione della nostra Associazione, diviene appropriato:
1) tirare le somme della nostra attività;
2) valutarla e fare alcune proiezioni di tipo generale per il futuro, non solo dell’Associazione, ma di tutta l’Europa, la razza bianca e la civiltà come noi la conosciamo.
Non c’è alcun dubbio che negli ultimi tempi l’Idea Etnonazionalista Völkisch ha preso piede in modo crescente; e che su questo fatto la nostra attività di tipo culturale ha avuto un’influenza determinante nell’area geografica dove la lingua d’uso culturale è il toscano/italiano. Né la cosa deve sorprendere, data l’ottima qualità di quanto noi abbiamo pubblicato e l’andamento dei tempi. L’Etnonazionalismo Völkisch è un principio che richiama alla normalità, nel senso superiore della parola, mentre i nostri tempi sono, storicamente, i più anormali di cui si serbi ricordo. E, sia pure a livello subliminale, c’è (per fortuna ma, credo, inevitabilmente) un numero crescente di persone di “buona razza” che di questo incominciano a rendersi conto (...) .”
Gli Autori – Federico Prati e Silvano Lorenzoni.
Indice dell’Opera:
Premessa – I cinque anni dell’Associazione Culturale Identità e Tradizione – Le Ragioni di una Scelta.
Capitolo i: Alle Origini dell’Idea – Der völkische Gedanke - La Dottrina del Nazionalismo Etnico.
Capitolo ii: La Visione del Mondo - Die ethnonational-völkische Weltanschauung.
Capitolo iii: Sangue e Suolo – Il Mito del Sangue – La Mistica della Razza – Blut und Boden.
Capitolo iv: Il Mito Indoeuropeo - Un nuovo Mito per l’Europa.
Capitolo v: Orientamenti – A cosa può portare la globalizzazione – Russia, ultimo baluardo d’Europa – Lo Sato Etnico dal punto di vista economico – Europa Ethnica – Il Movimento Etnonazionalista Völkisch.
Note Bibliografiche.
Gli ordini possono essere conferiti: per e-mail a: effepiedizioni@hotmail.com
E per telefono: 338.919.5220.
sabato 21 giugno 2008
Suss l'ebreo
Stoccarda nel 1733 il finanziere ebreo Süss Oppenheimer (F. Marian) aiuta il dissoluto e scialone duca del Württemberg (H. George), ottenendone in cambio la riscossione delle tasse e diventa un potente, nonostante il dissenso del rabbino Low (W. Krauss). Sequestra la giovane Dorothea (K. Söderbaum), figlia di un consigliere di Stato, la stupra e fa torturare il suo fidanzato sotto una falsa accusa politica. Quando la giovane si annega e il duca muore d'infarto, esplode la rivolta popolare. Süss è condannato a morte, esposto alla gogna e impiccato. Gli ebrei del Württemberg sono cacciati. È il più celebre dei film antisemiti della Germania nazista. Il romanzo (1925) dell'ebreo Lion Feuchtwanger da cui deriva era già diventato un film britannico del 1934 (Jew Süss), diretto da Lothar Mendes con Conrad Veidt in una versione filosemita, in linea col romanzo, ignobilmente deformato nella sceneggiatura di Ludwig Metzger, Eberhard Möller e dello stesso V. Harlan. Diretto probabilmente senza convinzione (Harlan non era più nazista della media dei suoi colleghi), è un film inverosimile e farraginoso, zeppo di colpi di scena, affidato a una recitazione teatraleggiante ed enfatica (il più misurato è proprio F. Marian) sebbene non manchi di efficacia nei momenti in cui la narrazione coincide con la più spudorata propaganda. In Germania il film ebbe un grande successo di pubblico. Himmler ne ordinò la visione obbligatoria a tutte le truppe e alle SS. Dopo la guerra, scelto come capro espiatorio per l'epurazione nel campo del cinema, Harlan fu 2 volte processato per crimini contro l'umanità e assolto per insufficienza di prove. L'attore Marian si "suicidò" in auto.
lunedì 16 giugno 2008
Riflessioni sulla democrazia
La democrazia (dal greco dêmos “popolo” e “kratía” governo”) come concetto in sè è ciò a cui aspira l’uomo che cerca la libertà. Concettualmente, però. Perché noi ci troviamo a fare i conti con la realtà, e in questa l’uomo non è in grado di creare una “società democratica” che funzioni e sia in grado di offrire veramente la possibilità a tutti di governare.
Come giustamente diceva Platone, la democrazia è la degenerazione dell’aristocrazia e, aggiungo io, la democrazia degenera inevitabilmente in anarchia. Anarchia significa caos e, non essendoci ordine, non c’è più nemmeno la possibilità di garantire una convivenza civile tra gli individui della comunità, in modo tale che si possa applicare il concetto stesso di democrazia.
Praticamente la democrazia è irrealizzabile, un utopia e addirittura un paradosso.
Basti pensare a un nucleo di persone ridotto, ad esempio una famiglia, e ad esso applicare il concetto di democrazia, cioè dare la possibilità ad ogni membro della famiglia di decidere. Poniamo che sia una famiglia composta dai due genitori e quattro figli. La democrazia diretta prevede che ogni questione vada discussa da tutti e che tutti abbiano la possibilità di votare e influire quindi sulle decisioni comuni. Ora provate a pensare cosa accadrebbe: i figli, avendo interessi comuni, si accorderebbero e grazie alla legge della maggioranza avrebbero pieno controllo sulle decisioni di famiglia. Ma i figli sanno veramente cosa è bene per loro? In molti casi no. E’ per questo che esiste una gerarchia, un ordine: per questo chi prende le decisioni più importanti lo fa anche se non ha il consenso della maggioranza.
Ora pensate allo stesso fenomeno su una scala più vasta, poniamo una città di medie dimensioni da 200 mila abitanti. La democrazia diretta non è più possibile, allora ecco fare la sua comparsa la democrazia rappresentativa. Ogni cittadino elegge un proprio rappresentante con idee o interessi vicini ai suoi; a loro volta chi è stato eletto prende democraticamente le decisioni con gli altri eletti. Ma facendo un passo indietro, è giusto che tutti i cittadini scelgano? Nel primo esempio è appurato che i figli che non sono in grado di prendere la decisione corretta, per mancanza di esperienza o perché deviati dai loro interessi personali. Ipotizzando che il 60% dei cittadini, esattamente come i quattro figli, non sappia cosa è giusto decidere per uno dei due motivi citati; questi sceglieranno l’uomo sbagliato, che, dopo essere stato eletto, a sua volta non farà il bene della comunità e della città, ma porterà disordine e corruzione.
Esistono quindi persone in grado di comprendere i problemi e scegliere chi può davvero governare la comunità, garantire serenità e convivenza pacifica tra i cittadini, e chi non lo sa fare. Ma la democrazia non parte da questo presupposto, si fonda sull’errato concetto che gli uomini siano tutti uguali e in grado di distinguere il bene dal male, appunto, di scegliere.
La democrazia è anche l’ambiente in cui proliferano con maggiore facilità i parassitisociali. I corrotti e gli inetti sono protetti dalla massa, lo Stato è debole e, se vuole rimanere in piedi come istituzione, deve avere anche l’appoggio di quei cittadini parassiti, che in certi casi sono la maggioranza. In seguito i parassiti si infiltrano persino all’interno dello Stato e si crea un sistema marcio e corrotto che ha il suo cervello nello Stato. I politici entrano a far parte di una casta intoccabile.
Infine, per dominare chi non è conforme a questo sistema, bisogna passare alla repressione e, oltre alla classe dei politici, si viene a creare quella dei servi, gli esecutori del volere del cervello.
La democrazia, da forma di governo per il popolo e del popolo come da definizione, diventa un governo sul popolo, il mezzo più facile a disposizione dei detentori del potere per piegare le masse al proprio volere e sottomettere chi crede ingenuamente di essere libero.
Quali sono allora le alternative alla democrazia?
una è l’aristocrazia (dal greco άριστος "Nobile" e κράτος "Potere"), forma di governo in cui solamente i migliori si alternano al governo dello Stato; un’altra possibilità è la dittatura, che in alcune sue forme può essere considerata una forma estrema di aristocrazia.
Nel governo aristocratico non vota chiunque indiscriminatamente, ma solo chi ha una cultura, un modo di porsi e di pensare adatti a comprendere cosa è giusto per lo Stato. Non vota chi è straniero alla società ma solo chi vi appartiene per nascita.
Chi governa è al servizio dello Stato, dei cittadini e della patria. Mentre in democrazia, di fatto, avviene il contrario.
Doge
giovedì 15 maggio 2008
5 ANNI DI IDENTITA' E TRADIZIONE
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mercoledì 14 maggio 2008
sabato 3 maggio 2008
Il mio pensiero politico
Il sangue è al centro della mia concezione politica: esso ci viene trasmesso da generazioni e noi abbiamo il sacro dovere di conservarlo e di tramandarlo ai nostri figli. Venire meno a questo compito sarebbe un affronto verso i nostri Avi e chi si macchia di questo crimine (tale puo essere definito) deve essere disconosciuto e cacciato dalla comunità.
Tutto si deve basare sul sangue: c'è chi divide il mondo per religioni, chi lo divide per classi sociali, chi per correnti di pensiero... io lo divido per razze. Razzismo per me significa riconoscere che esistano razze diverse all'interno del genere Homo, che, essendo tali, hanno diversi valori. Alcune ne avranno quindi uno maggiore, altre minore, ele prime sono destinate a prevalere sulle seconde..
Il legame sangue-suolo è fondamentale: nessun allogeno deve avere il diritto di vivere sul Suolo europeo e usufruire (meglio ancora parassitare) della civiltà che gli autoctoni hanno costruito in secoli di storia, e, comunque, non sullo stesso piano di questi ultimi.
Questo non vuol dire, per esempio, escludere a priori un francese da una comunità tedesca; significa che un francese può vivere in una comunità tedesca se adegua il suo pensiero, la sua lingua e i suoi costumi a quelli tedeschi, e se il fenomeno migratorio resta numericamente limitato.
-Comunitarismo
Il mio ideale di società la comunità. Sono contro ogni forma di universalismo come sono contro l'individualismo. L'uomo è un "animale sociale", e come tale deve vivere pacificamente in società con i suoi simili senza che le azioni di uno urtino la sopravvivenza dell'altro. Nel contempo però la comunità deve contenere un numero ristretto di persone e deve essere composta esclusivamente da persone etnicamente, culturalmetne e linguisticamente compatibili. Il diritto romano dello "ius soli" dev'essere sostituito da quello germanico dello "ius sanguinis", da diritto di suolo a diritto di sangue.
Rifiuto il concetto di urbanizzazione sfrenata: le migliori qualità dell'uomo emergono nella società contadina e nel suo mondo incontaminato. L'urbanizzazione, conseguenza diretta dell'industrializzazione, conduce ad una società corrotta e degenerata, in cui l'uomo perde le sue caratteristiche e le sue particolarità per trasformarsi in un numero.
-Autodeterminazione
Ogni comunità deve avere il diritto di autodeterminarsi, rimanendo tuttavia in un contesto di unità. Un modello a cui faccio riferimento è l'impero, in particolare, per quanto riguarda l'Europa, l'impero Asburgico, ultima istituzione che è stata in grado di unire più realtà sotto uno stesso orgoglio europeo. Sono contrario all'idea di stato nazionale nata dopo la dissoluzione degli imperi e affermatasi con la rivoluzione francese.
Ogni comunità deve avere la facoltà di parlare la propria lingua e conservare cultura, storia e tradizioni senza che gli venga imposta un'identità che non le appartiene.
-Europa Etnonazionale
Credo che i veri confini dell'Europa siano da ridisegnare in base ai confini etnici e non quelli imposti dopo la creazione degli stati nazionali.
Stati come la Francia e l'Italia andrebbero smontati e i loro confini ridisegnati, poichè frutto non di un'unione etnica ma di un'unificazione forzata.
-Nazionalsocialismo
La povertà nasce nel momento in cui il capitale diventa l’obbiettivo principale dell’uomo, l’inerzia spesso scaturisce dall’assenza della proprietà. Tra i due poli estremi del comunismo e del capitalismo è possibile trovare una mediazione: il socialismo. Il socialismo non nega la proprietà privata e nel contempo garantisce uguali diritti ai membri della comunità per vivere dignitosamente. L’aggettivo “nazionale” sta a indicare che il diritto di influire sull'andamento della comunità spetta solo a chi appartiene per diritto di Sangue alla comunità stessa: “Il diritto di influire sulla condotta e sulle leggi dello Stato può spettare solo al cittadino dello Stato [...] Può essere cittadino dello Stato solo chi sia connazionale. Può essere connazionale solo chi sia di sangue tedesco” [Programma del "Partito Nazional Socialista Tedesco dei Lavoratori" - NSDAP, 24 febbraio 1920].
-Econazionalismo
L’uomo deve vivere a stretto contatto con l’ambiente in un rapporto di rispetto reciproco, non deve prevaricare i diritti della natura, violarne le leggi o sfruttare l’ambiente come purtroppo sta avvenendo. Le diversità del paesaggio vanno rispettate ed è l'uomo che, nel costruire, si deve adeguare all'ambiente, e non viceversa. Questo significa econazionalismo.
Doge
venerdì 25 aprile 2008
mercoledì 23 aprile 2008
martedì 15 aprile 2008
ELEZIONI 2008. IL MIO PUNTO DI VISTA
Premesso che Veltroni e Berlusconi sono uguali (Veltrusconi ndr), sono contento che abbia vinto il centro dx. Sapete perchè? Per dimostrare che l'uno e l'altro sono uguali.
Adesso tutti parlano della Lega, ecco i motivi per cui secondo me la lega ha ottenuto un risultato cosi alto:
- Gli elettori di AN si sono spostati sulla lega non vedendo di buon occhio il pdl
- E' stata fatta una campagna elettorale martellante sull'immigrazione (in campagna elettorale nessuno se li ricorda i 700.000 extracomunitari regolarizzati dalla bossi-fini?)
- Campagna anti-prodi, hanno ricordato che hanno fatto grande opposizione a Prodi (eh si, hanno votato anche per il Ponte sullo Stretto pur di far dispetto al mortadella..)
- Veltroni ha continuato a parlare (male, ma ne ha comunque parlato) della lega negli ultimi giorni di campagna elettorale
- Dulcis in fundo la sparata dei fucili di bozzi a pochi giorni dal voto
Ecco il quadretto completo, un risultato del genere c'era da aspettarselo.
Per il resto ha vinto il piduismo. Due partiti grandi e tanta tanta plutocrazia.
In Senato il Fronte ha preso 5000 voti, c'è però da sottolineare che abbiamo usato una miseria per la campagna elettorale, giusto per qualche manifesto (altro che i fior di milioni di Arcore).
ELEZIONI COMUNALI - BRESCIA
A Brescia sembra stia vincendo Paroli. Anche qui bene, così dimostriamo alla gente che dx e sx non cambia niente. Prima su Teletutto c'era Castellini (FN) al 0,40%... un peccato, perchè Forza Nuova era l'unico partito a queste elezioni comunali che andava oltre il solito programma uguale in tutti i partiti: "piu vigili, piu telecamere, brescia piu sicura, piu bella, piu solidale, bla bla bla..". FN chiedeva BRESCIA AI BRESCIANI. Ma i Bresciani sono troppo masochisti, e vanno a votare quel democristiano di Paroli, quel pirla di Del Bono, vanno a votare allogeni come Pellicanò (pdl) che di Bresciano ha solo la targa dell'auto.
Va beh che il nostro è un popolo stupido si sapeva. Spero soloche la gente capisca che
DESTRA E SINISTRA SONO UGUALI
unica via
Autogoverno e Indipendenza!













